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Lo spettacolo è incentrato sulla celebre canzone classica napoletana ma anche sulle poesie del Principe Totò. "Le poesie di Totò": corollari ed effusioni di infinite malinconie e nostalgie, tenerezze di straordinario romanticismo ed ironie. Applaudito in tutto il mondo; definito il "Picasso del sorriso", Totò ha tuttavia indotto sovente alla meditazione. "Io so a memoria la miseria, e la miseria è il copione della vera comicità - affermava, aggiungendo che - non si può far ridere se non si conoscono bene il dolore, la fame, il freddo, l'amore senza speranza e la disperazione della solitudine...". Ed è nella misconosciuta produzione poetica di Totò che cogliamo, forse, l'aspetto più genuino, intimo e plateale insieme, della cosiddetta "napoletanità", come "fronda colta all'albero del bene e del male". Da Altavilla a Pepito; da Viviani ad Eduardo e Peppino, farsi trascinare dall'onda melodica del Di Giacomo, dev'essere stato (ed è) "cibo più dolce del miele" per chi è nato tra il Vomero e Mergellina. "Fatemi tornare - pare che dica con quei suoi versi - fatemi tornare fanciullo nell'antica mia strada dove nacqui principe, povero e sconosciuto".

A rione Sanità, lungo la strada di S. Maria Antesaecula, dove esistono ancora oggi le grotte del "tronari". Abitano lì gli ultimi fabbricanti di illusioni e di sogni: i "fuochisti" che, nell'impegno di allestire bòtti e luci di allegrezza, saltano in aria con i loro fuochi, le suppellettili e la famiglia. "Fatemi tornare..." in una Napoli poco conosciuta. Totò era un uomo del "secolo scorso". "Io sono un uomo all'antica. Il mondo moderno, il mondo di oggi per me non c'è, non esiste. Non lo vedo, non mi piace". Solo in quella Napoli, in quella via, in mezzo a quella gente "brulichio di intelligenza, di vivacità e di brio, di bontà e tenerezza". Dove, se non qui, poteva e doveva spuntare e nascere questa prodigiosa farandola, questo inesauribile fuoco di gioia, questa festosa. poesia di mimica e di colori, in una parola questo incomparabile artista, originalissimo ed esplosivo come il suo nome: Totò?

E ad Antonio De Curtis (in arte Totò), è stato dedicato questo affettuoso atto di omaggio: un Recital di ogni tempo (Di Giacomo, Bovio, Viviani, De Filippo).

Un "Recital" che non vuol'essere soltanto una sequenza di liriche con sottofondo musicale o richiami di melodie. Quanto, piuttosto, una presentazione dell'anima e della filosofia Napoletana, con tutte le sue tematiche (amore, nostalgia, fatalismo, speranza) e le sue sfumature.

Affresco vivo e palpitante di grandezza e di miseria, ma anche di grandezza della miseria e, purtroppo, come spesso nella realtà di grande miseria. Nell'appassionato e appassionante intento di far conoscere, soprattutto ad un pubblico digiuno della cultura Napoletana, l'anima complessa e variegata, vitale ed inesauribile, di una grande Città e del suo popolo.

Giancarlo Rotili